Proseguono in lieve calo gli indici statunitensi questo pomeriggio in una seduta caratterizzata dalla mancanza di dati macro. Il Dow Jones Industrial Average cede lo 0,39%, mentre il Nasdaq 100 fa segnare un -0,28% e l’S&P 500 un -0,21%. Deboli anche le principali piazze europee, con il Ftse 100 di Londra che ha terminato in calo dello 0,3%, il Dax di Francoforte dello 0,21%, mentre il Cac di Parigi ha chiuso pressoché invariato. Gli investitori continuano a guardare alla Grecia e alle possibili notizie che potrebbero uscire dal colloquio in corso ad Atene tra i leader della coalizione governativa e il premier, Lucas Papademos. Si attende che un piano venga formalizzato entro questa sera, anche se ormai i tempi continuano a prolungarsi. Gli operatori, dopo l’euforia di questa mattina, sembrano invocare cautela in attesa di sapere cosa uscirà dai colloqui, viste le continue proteste in piazza da parte dei cittadini. I principali indici azionari statunitensi sono prossimi a livelli importanti rimangono in attesa di news che per poter dare seguito al trend rialzista in atto da un mese. Intanto le attenzioni si concentrano tutte per il meeting di politica monetaria della Bce di domani e per la conferenza del presidente, Mario Draghi, che potrebbe decidere per un ulteriore taglio dei tassi di riferimento di 25 pb o rilasciare dichiarazioni in merito a nuove misure non convenzionali.

Italia: Ftse Mib chiude sopra supporto importante 16.640

A Piazza Affari il Ftse Mib ha chiuso le contrattazioni a +1,08% a 16.669 punti, sopra il supporto di 16.640. Bene i bancari, con Unicredit che è salito del 2,24% punti percentuali. Bene anche Intesa (+3%). Dopo il forte calo di ieri, sembrano tornare a correre i titoli legati all’operazione di maxi fusione tra Unipol (+7%) e Fondiaria-Sai (+10,65%), con Premafin che avanza del 5,2%.

Valute:  euro frena nel finale in Europa

Tra le valute, cede lievemente terreno nel pomeriggio l’euro contro il dollaro in scia con il ridimensionamento dei rialzi delle borse. Il cambio sembra rimanere sopra il supporto creatosi dopo la rottura di ieri di 1,3235. La moneta unica potrebbe finire sotto pressione domani se la Bce dovesse decidere di tagliare i tassi di 25 punti base, in ogni caso è fondamentale la tenuta del supporto importante di 1,3030. Cede terreno sia l’euro che il dollaro contro lo yen. Il cambio euro/jpy si è riportato sotto i 102,00 dopo aver toccato un massimo a 102,45 e scambia ora a 101,70. Perde quota anche il dollaro contro yen, con il cross che sembra rientrato nello stretto trading range compreso tra 76,60-76,80.

Macro: Bce potrebbe guardare a rallentamento Germania

Sul fronte macro, ha deluso il dato sulla bilancia commerciale tedesca di dicembre, che ha registrato un calo del surplus a 12,9 miliardi di euro (dai 15,9 a novembre) a seguito di una decisa flessione delle esportazioni (-4,3%). Insieme al dato largamente sotto le attese di ieri sulla produzione industriale (-2,9% sempre a dicembre) si può notare come l’economia tedesca sia rallentata nell’ultima parte del 2011. Riteniamo che una probabile recessione per i Paesi periferici dell’area euro possa trascinarsi dietro anche Berlino e i dati lo stanno dimostrando. Intanto cresce l’attesa per domani quando la Bce comunicherà il tasso di riferimento nel mese di febbraio. Riteniamo in merito che l’Istituto con sede a Francoforte possa decidere già nel corso di domani o al massimo nella seduta di marzo per un taglio dei tassi al di sotto dell’1%, visti anche i deludenti dati macro provenienti dalla Germania.

Titoli di Stato: investitori riducono domanda di titoli tedeschi

 Sul fronte governativo, oggi l’asta tedesca sul comparto a 5 anni ha mostrato un tasso di interesse medio di 0,91% (da 0,9% della precedente emissione), mentre il bid-to-cover è stato di 1,8 (da 2,8). Il calo della domanda di titoli tedeschi è probabilmente dipeso dalla ricerca di un maggior profitto da parte degli investitori sulla scia del ritorno della propensione al rischio. Attesa l’asta del Tesoro Usa che collocherà T-note sul comparto a 10 anni per 24 miliardi di dollari.

Commodity: forte calo per oro e petrolio in scia rafforzamento dollaro

Tra le commodity, torna a scendere l’oro, con il prezzo spot a 1.734 dollari/oncia, dopo aver toccato un massimo in mattinata a 1.752 dollari. Brusca virata per il petrolio che azzera i guadagni della mattinata e torna sotto i 99 dollari/barile, a 98,47, nonostante il dato sulle scorte settimanali Usa abbia mostrato un rialzo di 304.000 unità, ben al di sotto delle attese degli analisti (2,4 milioni di barili). A metà seduta il light crude aveva provato il test a 100 dollari e si colloca ora sul supporto 98,50, la cui rottura apre lo spazio a 97,50.

Vincenzo Longo,
Market Strategist of IG Markets Italy