Questa dovrebbe essere la volta buona. All’inizio del mese di aprile dovrebbero iniziare ad arrivare nelle case degli italiani sette milioni di buste arancioni – il termine prende origine dall’informativa che ricevono a partire dal 1996 i lavoratori svedesi, destinatari di una lettera di colore arancione in cui l’ente previdenziale li informa dei contributi versati, la loro rivalutazione nel tempo e l’ammontare – ovviamente stimato – della pensione che dovrebbero percepire.

L’annuncio è arrivato direttamente dal presidente dell’Inps Tito Boeri: “Finalmente inizieremo a mandare le lettere arancioni nelle case degli italiani e inviteremo le persone a digitalizzarsi e a fare le simulazioni online per aumentare la loro consapevolezza previdenziale“. Questa iniziativa è in collaborazione con l’Agenzia per l’Italia digitale, “si rivolge principalmente ai giovani e a coloro che non hanno un’identità digitale“. Concretamente verranno inviate circa 150.000 lettere al giorno ai lavoratori iscritti al settore privato, mentre per i lavoratori del settore pubblico verrà acclusa alla busta paga.

Come ha già spiegato in diverse occasioni il presidente dell’Inps “Il nostro obiettivo è dare una maggiore consapevolezza per la tutela finanziaria e previdenziale“. E continua ricordando che “solo 4 italiani su 10 sanno leggere un estratto conto, calcolare le variazioni del potere d’acquisto, capire la differenza di rischio tra azioni e obbligazioni o l’importanza di diversificare il loro portafoglio“. Questa scarsa consapevolezza previdenziale si può dedurre anche dal fatto che “Attualmente 18,5 milioni di italiani hanno ricevuto un’identità digitale Inps e di questi 13 milioni sono lavoratori. Ma rimangono 12 milioni di contribuenti Inps senza pin dei quali il 42% under 40 e 34% fra i 40 e i 50 anni“. Chiudiamo ricordando che la busta arancione sarebbe obbligatoria dal 1995, ovvero dall’introduzione della riforma Treu-Dini.

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