Il caso Ligresti è destinato a segnare la storia economica dell’Italia moderna. Adesso, anche se il caso Fonsai Unipol sembra sulla via della “risoluzione”, ci si sente come davanti ad una storia infinita. Tutto dipende dall’amministratore di Mediobanca e da un foglio segreto. Il caso Unipol-Fonsai sta diventando sempre più intrecciato. Ad infittire il mistero ha contribuito una recente dichiarazione di Alberto Nagel, interrogato dalla procura di Milano all’inizio del mese. Nagel, infatti, ha detto che il 17 maggio scorso ha firmato la fotocopia di un foglio di carta a quadretti.

Su questo foglio “semplice” sarebbero state annotate tutte le richieste della famiglia Ligresti, quelle da rispettare al fine di concludere una volta per tutte le fusione con il gruppo Unipol assicurazioni.

Intanto la trattativa va avanti ed è stato portato a termine il primo step preliminare alla fusione, vale a dire l’aumento di capitale di Premafin. Le dichiarazioni di Nagel potrebbero però intralciare il sistema e far fallire la fusione. Chiaramente Nagel ci rimetterebbe il posto.

Ma che c’entra Mediobanca? Chi non ha seguito tutta la vicenda troverà comodo per l’interpretazione il nostro breve riassunto.

La famiglia Ligresti, per problemi economici legati alla cattiva gestione delle sue proprietà, ha dovuto cedere il controllo su Premafin, Fonsai e Milano Assicurazioni. Il fallimento di queste società avrebbe comportato un danno per i Ligresti ma anche per Mediobanca che negli anni aveva sempre finanziato Fonsai e Premafin.

Come salvare capra e cavoli? Fondendo queste tre realtà, ma la Consob ha dato il via libera all’operazione, soltanto a patto che i Ligresti uscissero a mani vuote dalla trattativa. I Ligresti, allora, hanno pensato di far saltare la trattativa cercando qualcun altro pronto ad acquistare Fonsai, Premafin e Unipol.