La Corte di Cassazione ha pubblicato nei primi giorni di dicembre una storica sentenza, in base alla quale, per la prima volta nell’ordinamento italiano, sembra essere stato ammesso il licenziamento per profitto. In cosa consiste quest’ultimo? Si tratta di un giustificato motivo oggettivo di licenziamento in base al quale l’imprenditore può licenziare un proprio dipendente qualora il licenziamento possa comportare una migliore redditività per l’azienda.

La sentenza della Cassazione sul licenziamento per profitto sembra basarsi soprattutto sull’articolo 41 della nostra carta costituzionale, che tutela, fra gli altri diritti, il principio per cui l’imprenditore deve essere libero di adottare tutte quelle decisioni che possano giovare alla sua attività, con il solo limite, ovvio, di dover comunque rispettare la legge.

Il licenziamento per profitto aggiunge dunque una nuova causa di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Fino a questo momento, infatti, tale eventualità si poggiava soprattutto sulla possibilità di licenziare il dipendente a causa di crisi economica aziendale. Tale nuova tipologia di licenziamento consente dunque all’imprenditore di licenziare quel lavoratore che lui ritiene essere ostacolo per una maggiore redditività, efficienza e produttività della sua impresa. Tale possibilità, infine, consentirebbe all’imprenditore di liberarsi di un grave limite imposto alla sua libertà di decidere come meglio ritiene per la sopravvivenza della propria attività commerciale.