Il centro studi degli artigiani mestrini, noto con la sigla Cgia, ha fatto un’indagine sulla situazione lavorativa nel nostro paese immaginando cosa sarebbe accaduto se fosse in vigore la promessa del Premier.L’Europa ha chiesto all’Italia delle risposte certe sul rilancio dell’economia. Ha chiesto cioè al nostro paese di elencare i provvedimenti da mettere in campo per uscire da questo momento critico.

Una sorta di immobilismo parlamentare ha determinato una decisione impopolare da parte del premier: quella di scrivere con i suoi fedelissimi, una lettera d’intenti per l’UE. I risultati sono stati due: in Italia diversi esponenti politici hanno criticato le promesse fatte da Berlusconi; nell’UE si è apprezzato lo sforzo del PdL chiedendo adesso “interventi pratici”.

Peccato che una delle promesse fosse quella di consentire alle aziende in crisi di licenziare liberamente i propri lavoratori, anche a tempo indeterminato. La Cgia di Mestre ha deciso di stimare come sarebbe oggi il mercato del lavoro se questo provvedimento fosse stato adottato nel 2009, prima della crisi economica.

Il risultato della ricerca spiega che se fosse stato in vigore il “licenziamento” così come Berlusconi lo intende, il tasso di disoccupazione sarebbe più elevato dell’attuale. Oggi si parla di un 8,2 per cento, ma le stime “ipotetiche” arrivano anche all’11,1, il che vuol dire che ci sarebbero stati circa 738 mila disoccupati in più.