I libretti di risparmio postale sono uno strumento di investimento tra i più tradizionali per le famiglie italiane. Nonostante i loro rendimenti non siano più quelli di una volta, sono sempre al vertice delle preferenze degli italiani.

Per capirlo basta citare un dato: le famiglie italiane hanno investito sotto questa forma quasi cento miliardi di euro. Per questo ci sembra interessante spiegare come funziona questo strumento.

Prima di tutto bisogna dire che i libretti possono essere aperti da uno qualsiasi degli uffici postali – sono collocati dalle Poste ma li emette la Cassa Depositi e Prestiti e sono garantiti dallo Stato. Per farlo è necessario presentare un documento di identità valido e il codice fiscale – se si è minorenni è necessario aprire questo strumento in presenza dei genitori.

La prima novità rispetto al passato è che ogni libretto può essere associato ad una carta elettronica gratuita che permette di effettuare dei prelevamenti in ogni sportello Postamat. Tutto il denaro versato può essere ritirato del tutto o in parte in qualsiasi momento. Non ci sono vincoli di scadenza. Non ci sono nemmeno commissioni. Gli unici costi legati al libretto sono quelli di natura fiscale: sugli interessi matura una ritenuta del 26% – lo stesso prelievo dei conti di deposito, delle obbligazioni, delle azioni, dei fondi comune… -, a cui va aggiunta un’imposta di bollo di 34,2 euro all’anno – che come avviene per i conti correnti scatta solo se la giacenza media supera i 5.000 euro.

Il calo dei tassi d’interesse deciso dalla Bce ha avuto effetti anche sul rendimento dei libretti postali: quelli standard danno un interesse dello 0,25%, quelli Smart dell’1,75% – ma solo fino a giugno 2015 -, mentre quelli per minorenni arrivano a rendere il 2,25% – i tassi sono lordi, per cui 1/4 del rendimento se ne va in tasse.

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