Le bozze sono una cosa. Il disegno di legge un’altra. La legge vera e propria un’altra ancora. Per ora limitiamoci a dare uno sguardo alle cifre che stanno rimbalzando sugli organi di stampa sul contenuto della Legge di stabilità, disegno di legge che dovrebbe essere varato dal Consiglio dei ministri presieduto da Enrico Letta (foto by InfoPhoto) il 15 ottobre, per poi essere dato in pasto al Parlamento che dovrà approvarlo, non senza modifiche.

Innanzitutto il balletto sui tagli alla sanità. Ci sono, non ci sono. Attualmente si parla di un taglio di 2,65 miliardi in tre anni al Fondo sanitario nazionale: 500 milioni nel 2014, 1,04 miliardi nel 2015 e 1,11 miliardi nel 2016. Ma il ministro Graziano Delrio assicura: “Lavoriamo per evitare tagli“. Questo per far capire quanto definitivi possano essere questi numeri.

Nello stesso triennio verrebbero imposti nuovi tetti di spesa alle Regioni per un totale di un miliardo. E divieto definitivo per gli enti locali di ricorrere ai prodotti finanziari derivati.

Il cuneo fiscale dovrebbe prevedere una detrazione base per i lavoratori dipendenti di 1.450 euro (circa cento in più dell’attuale). La detrazione diminuisce al salire del reddito, per sparire oltre i redditi di 55.000 euro all’anno. Le imprese potranno dedurre dall’Irap un importo fino a 15.000 euro all’anno per ogni nuovo dipendente assunto a tempo indeterminato.

La cassa integrazione in deroga viene rifinanziata per 600 milioni nel 2014. Esteso fino al 31 dicembre 2014 il blocco dei contratti nella Pubblica amministrazione.

Dovrebbe essere stabilito un contributo di solidarietà proveniente dalle pensioni superiori a 100.000 euro annuali: il 5%, 10% e 15% delle somme eccedenti i 100, 150 e 200.000 euro. Dovrebbe anche salire la tassa sulle rendite finanziarie, dal 20 al 22%.

Tasse comunali: l’Imu sulla prima casa viene definitivamente abolita. Al suo posto la cosiddetta Service Tax che pare venga chiamata Trise. Essa sarà composta da due componenti: la Tari, per coprire la gestione dei rifiuti urbani; la Tasi per i costi degli altri servizi indivisibili.

Sempre sui comuni, il patto di stabilità interno viene allentato: un miliardo all’anno nel 2014 e 2015 sulle spese per investimenti.