Le novità in tema di regime dei minimi introdotte con la legge di Stabilità non convengono a chi era legato al precedente regime – perché passa da una tassazione del 5 a una del 15%. Un altro aspetto che potrebbe sfavorire diversi soggetti è rappresentato dalle soglie per i compensi: prima era necessario avere meno di 30.000 euro di ricavi. Dal prossimo anno la soglia scende a 15.000 euro per le attività professionali, tecniche e sanitarie, e a 40.000 euro per attività come quelle del commercio all’ingrosso ed al dettaglio.

Un vantaggio indubbio del nuovo regime è l’assenza di un vincolo temporale, per cui non si perdono i relativi vantaggi dopo cinque anni (o al raggiungimento del 35° anno di età), ma solo una volta superata la soglia di ricavi di cui ho scritto qualche riga sopra. Da ricordare poi che tale regime non vale solo per chi apre una nuova attività, ma anche per chi ha già una partita Iva da anni.

Un’altra differenza sostanziale è che l’utile in passato veniva stabilito facendo la differenza tra ricavi e costi. Con il regime contenuto nella legge di Stabilità l’utile si ricava in modo forfettario, moltiplicando i ricavi per una percentuale che va dal 40% per il commercio all’ingrosso e al dettaglio al 78% per le attività professionali. Alla somma così ottenuta si applica l’imposta sostitutiva del 15% – ridotta al 10% per i primi tre anni. Non ci saranno più partite Iva a reddito zero, visto che il reddito viene calcolato forfettariamente.

Nei nuovi minimi l’unico costo deducibile è rappresentato dai contributi previdenziali. Un aspetto che sicuramente contribuirà ad aumentare l’appeal del nuovo regime è che non ci sarà un livello minimo per i contributi previdenziali degli artigiani e dei commercianti.

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