L’Italia corregge il tiro dopo i rilievi di Bruxelles e il deficit strutturale sul 2015 sale dallo 0,1% allo 0,3%.
Per farlo saranno impiegati 4,5 miliardi, già in parte coperti dalla legge di Stabilità, anche se a farne le spese (3,3 miliardi), ha scritto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nella lettera di risposta alla Commissione Ue, è soprattutto il fondo cala-tasse.
Altri 500 milioni saranno coperti dai cofinanziamenti Ue e 730 dal maggior gettito fiscale derivante dall’estensione di norme anti-evasione come il reverse charge Iva (il meccanismo dell’inversione contabile che di fatto elimina la detrazione dell’Iva sugli acquisti, sul quale l’Ue non si è ancora espressa).

Di più l’Italia non può fare, chiarisce il ministro Padoan nella lettera a Bruxelles: dal 2009 l’economia italiana ha subito un calo di 9 punti e “un quarto anno di recessione deve essere evitato ad ogni costo, altrimenti sarebbe estremamente problematico tirare fuori il Paese dalla difficile situazione economica in cui versa”.
“La composizione del bilancio sosterrà il processo di riforme strutturali – sottolinea Paodan -, che continuerà con ulteriori aggiustamenti nel mercato del lavoro e nella giustizia civile attesi all’inizio del prossimo anno”.

Il governo, spiegando il rinvio del pareggio al 2017, ricorda le forti potenzialità di crescita del Paese e soprattutto che le riforme non producono i loro effetti nel brevissimo periodo, risultando in queste fasi anzi soltanto un costo.
Per quanto riguarda i conti, inoltre, l’Italia, scrive ancora Padoan nella lettera al commissario Katainen, mira ad “assicurare che il debito pubblico resti su un sentiero sufficiente in calo anche grazie a un ambizioso piano di privatizzazioni per un ammontare pari allo 0,7% del Pil all’anno in media”. “Alcuni ritardi, dovuti tra le altre cose alle avverse condizioni di mercato – spiega il titolare del Tesoro – saranno recuperati nei prossimi mesi per ottenere completamente gli effetti programmati sul debito entro il 2015”.