Premessa ripetitiva, ma necessaria, quello che sta uscendo in questi giorni riguardo la Legge di Stabilità potrebbe non finire nel testo che verrà discusso dal Parlamento. Le anticipazioni che circolano sui giornali, in tv o in rete, nascono dalla lettura di bozze del provvedimento. Non c’è ancora un testo definitivo depositato alle Camere.

Vi ho già scritto della probabile stretta su previdenza privata e complementare, ora scrivo qualcosa in più su due misure che possono riguardare un gran numero di contribuenti. Un’altra delle sorprese avvelenate contenute nelle bozze della Legge di Stabililità riguarda la tassazione del Tfr in busta paga. Come spesso accade in politica, c’è una differenza significativa tra gli annunci e quello che poi effettivamente avviene. Il Tfr sarà soggetto a tassazione ordinaria, e la scelta fatta sarà irrevocabile fino al 2018 – quindi quello che decidiamo varrà sia in positivo che in negativo per tre anni.

Sarà possibile destinare il Tfr in busta paga da marzo 2015 al giugno del 2018. Non potranno accedere a questa possibilità i lavoratori pubblici, quelli del settore agricolo e quelli domestici. Un altro aspetto rilevante è rappresentato dalla decontribuzione per i neo assunti a tempo indeterminato. Anche in questo caso gli annunci sono un po’ diversi dalla realtà. Il taglio dei contributi avrà un limite annuo: 6.200 euro.

Ciò significa per i neo assunti l’azzeramento dei contributi varrà solo fino ai 19.000 euro di salario. Questo vantaggio contributivo non varrà per chi è stato assunto a tempo indeterminato nel 2014 e ha un’anzianità contributiva di almeno sei mesi. Per cui il vantaggio contributivo potrà valere per chi è alla prima occupazione o è disoccupato da almeno sei mesi – o ancora ha lavorato ma con contratti diversi da quello a tempo indeterminato.

Queste misure non varranno per i lavoratori agricoli – e per finanziarle sono stati destinati un miliardo nel 2015, uno nel 2016 ed uno nel 2017.

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