Nel testo definitivo della legge di Stabilità 2016 approdato al Senato le misure relative alle pensioni – come l’opzione donna, la no tax area per i pensionati e il part-time – dovrebbero venire finanziati “nell’ambito del sistema previdenziale, in parte estendendo l’intervento sull’indicizzazione delle pensioni introdotte nel 2013” – ovvero dal taglio della rivalutazione delle pensioni superiori a 4 volte il minimo – ovvero dai 2.000 euro in su – per il biennio 2017 e 2018.

La conferma arriva dal ministero dell’Economia: anche nel prossimo biennio le pensioni superiori a 4 volte il minimo avranno una rivalutazione pari al 75% dell’inflazione anzichè del 90%. Chi percepisce più di 5 volte il trattamento minimo Inps avrà una rivalutazione del 50% anzichè del 75%, mentre da 6 volte il minimo in poi la rivalutazione scenderà al 45% dell’inflazione – invece del 75%. Resta confermata l’indicizzazione al 100% per le pensioni fino a tre volte il minimo, mentre i trattamenti tra 3 e 4 volte il minimo – il minimo consiste in circa 500 euro – avranno riconosciuta un’indicizzazione nella misura del 95%.

Un cambiamento in corsa che arriva dopo l’innalzamento della no tax area – ovvero la soglia sotto la quale non si pagano le tasse – per i pensionati, che la legge di Stabilità 2016 ha fatto slittare al 2017. Altri problemi arrivano dalle esternazioni del presidente dell’Inps Tito Boeri, che è tornato a parlare della necessità di fare la riforma delle pensioni, e che “sulle pensioni ci aspettavamo di più“. Il governo poteva fare “un intervento organico” – che “sarebbe stato possibile anche nel quadro di una manovra espansiva ma fiscalmente responsabile“.

Tito Boeri dice anche che “nella legge di stabilità ci sono degli aspetti positivi soprattutto riguardo agli interventi di contrasto alla povertà, e che “con la legge delega sull’assistenza e con gli interventi già programmati nella stabilità ci siano, per la prima volta in Italia, i margini per poter pensare di introdurre un reddito minimo“.