L’annuncio fatto dal premier Matteo Renzi di rinviare al 2016 le misure che dovrebbero portare un po’ di flessibilità alle pensioni ha fatto inviperire i sindacati. Su tutti basta citare le parole della leader della Cgil Susanna Camusso, che ha parlato di “una scelta sbagliata” di un governo che dimostra come “non ci sia alcuna attenzione ad una emergenza, ad uno straordinario divario che riguarda il mondo del lavoro“.

Il problema principale è sempre quello delle coperture visto che la coperta sarà inesorabilmente corta. Detto questo, bisogna anche aggiungere che comunque nella legge di Stabilità 2016 ci sarà spazio per alcune misure che riguarderanno le pensioni. Dal primo gennaio del prossimo anno le donne vedranno aumentare la loro età di pensionamento dagli attuali 63 anni e 9 mesi a 65 anni e 7 mesi. Uno scalone che ha l’obiettivo di portare, in maniera abbastanza graduale a parificare l’età di ritiro dal lavoro delle donne a quella degli uomini.

Per mitigare questo passaggio il governo Renzi sta pensando di prolungare l’opzione donna -che consente di andare in pensione a 58 anni con 35 di contributi accettando una riduzione dell’assegno mensile pari al 25-30%. Mantenere questa prerogativa fino al 2020 costerebbe circa 2 miliardi di euro, mentre il prolungamento per consentire di andare in pensione a chi matura i requisiti entro il 31 dicembre di quest’anno avrebbe costi più modici – circa 200 milioni di euro.

Un’altra misura contenuta nella legge di Stabilità 2016 dovrebbe essere rappresentata dalla settima salvaguardia per gli esodati che dovrebbe in qualche modo ricalcare la proposta più restrittiva esaminata in Commissione Lavoro alla Camera. I lavoratori interessati dovrebbero essere 26.000, ovvero i soggetti già identificati con l’ultima salvaguardia – in questo caso cambiano i termini che ora arrivano al 2018 -, più i lavoratori in mobilità da aziende fallite e quelli del settore edile. Questo provvedimento dovrebbe essere l’ultimo su questo tema. Vedremo.