Non si capisce più niente. La legge di stabilità sta creando una situazione a dir poco instabile nei comuni, relativamente al pagamento del servizio di raccolta della spazzatura. La tassa sui rifiuti sta cambiando nome con una velocità folle: da Tarsu a Tares, da Tasi a Tari, per arrivare a Tuc.

Così finisce come al solito: ogni Comune fa quello che gli pare. E a farne le spese sono sempre i cittadini. Ad esempio, Roma fa pagare la Tares. Come Milano, che però ha spedito in questi giorni circa 450mila lettere in cui il Comune chiede, oltre al conguaglio rispetto alla vecchia tassa, anche informazioni sulla consistenza dell’immobile e su quante persone ci abitano, in modo da calibrare l’importo da pagare in futuro.

Altri comuni continuano a far pagare la Tarsu, cioè la vecchia tassa. E non si escludono modifiche nel corso dell’esame parlamentare della legge di stabilità. E io pago, diceva Totò in un vecchio film. Il Codacons stima che, indipendentemente da quale nome prenderà la nuova tassa sui rifiuti, ogni famiglia si trovi a pagare 77 euro in più.

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