Enrico Letta lo ha detto chiaramente a Sky: “la legge di stabilità avrà come cuore la riduzione del cuneo fiscale”.

Come ricorda anche Oscar Giannino in questa intervista, tutti gli economisti concordano sul fatto che questa misura “è la posta che è in grado nel più breve tempo il paese sul sentiero della crescita” (in realtà aggiunge anche che ci vorrebbero il doppio dei soldi che vorrebbe stanziare il governo Letta). Sul tasto spingono anche – per una volta all’unisono sindacati e Confindustria. Secondo i dati Istat siamo in media al 46,2% – ovvero ogni 100 euro di salario loro 46 se ne vanno in tasse – per un costo di 14.350 euro per ciascun lavoratore. Un valore percentuale che per il 25,6% è a carico del datore e per il 20,6% è invece a carico dei dipendenti.

Strano ma vero, non siamo al primo posto, perché fanno peggio di noi Belgio, Germania, Francia, Ungheria e Austria (il confronto diventa impari se misuriamo le prestazioni sociali loro in rapporto alle nostre). Scomponendo la parte a carico del lavoratore e quella a carico dell‘impresa, si osserva che peggio di noi fa la Francia, ma in un contesto industriale molto diverso – il costo dell’energia è per esempio inferiore del 40%. Le imprese italiane invece si trovano ad avere un ampio cuneo fiscale e contemporaneamente alti costi energetici.

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