La verifica di governo sta complicando la strada della legge di stabilità – quella che varrà per il prossimo anno. Con le nuove regole europee, i governi devono inviare alla Commissione le leggi di bilancio entro il 15 ottobre. Poi arriveranno le previsioni economiche della stessa Commissione, e il giudizio dell’Eurogruppo.
Dalla fine di novembre la Commissione avrà pure il potere di chiedere modifiche al testo presentato. Queste scadenze lasciano poco più di una settimana per ministri e Tesoro per redigere il testo della legge di stabilità. Così si sta facendo strada la possibilità che in questa prima fase la vecchia Finanziaria contenga solo le misure per portare di rapporto Deficit/Pil al fatidico 3%.

Come vi ho scritto qualche giorno fa, il miliardo e mezzo di euro da recuperare arriverà dalla vendita di immobili pubblici – la somma verrà anticipata dalla Cassa Depositi e Prestiti – più il rinvio di una serie di spese relative ai ministeri – per circa 415 milioni di euro.

Per il resto non c’è nulla di scontato. L’idea sarebbe quella di fare un passo indietro sull’Imu ritornando a farla pagare alle case di pregio e sui finti terreni agricoli. Difficilmente però arriverà il consenso del Pdl, anche se a pezzi…

L’unica cosa certa è che ci sarà un taglio del cuneo fiscale: l’esperienza del governo Prodi ha dimostrato che un taglio di cinque miliardi non dovrebbe portare ad un granché. Visto che il taglio non potrà essere più importante, si sta pensando di introdurre criteri selettivi – la cosa più semplice sarebbe quella (per esempio) di concentrare il taglio per i dipendenti su quelli che hanno un minor reddito…. Vedremo gli sviluppi.

photo credit: Enrico Letta via photopin cc