Così com’è la legge di stabilità presenta serie caratteristiche d’ingiustizia; inoltre va affrontata l’emergenza del declino del sistema produttivo. E’ quanto si può dedurre dalle parole del presidente della Corte dei conti, Raffaele Squitieri, convocato il 29 ottobre in audizione al Senato.

La prima ingiustizia deriva dall’intervento sul cuneo fiscale: nel modo in cui è stato progettato, restano esclusi i pensionati e chi ha un reddito molto basso. “Si tratta di circa 25 milioni di persone che comprendono anche quelle in maggiori difficoltà economiche. Ciò comporta evidenti problemi distributivi e di equità” – è quanto ha dichiarato Squitieri al Senato.

C’è dell’altro. La Tasi, cioè la tassa sulla casa che sostituirà l’Imu, può provocare una pressione fiscale ancora più elevata. “La Tasi moltiplica il suo peso rispetto alla Tares; lasciando al Comune la facoltà di determinare l’aliquota, crea il presupposto per aumenti“. Significa che i comuni a caccia di denaro, liberi di decidere quanto si dovrà pagare, in gran parte alzeranno le aliquote al massimo, per cui pagheremo di più.

Invece è su altro che il governo Letta (foto by InfoPhoto) avrebbe dovuto puntare con la legge di stabilità. Squitieri ha spiegato che “Il primo obiettivo della legge dev’essere il contrasto del declino del sistema produttivo, che rappresenta oggi l’emergenza nazionale sulla quale va concentrata e misurata la capacità d’intervento“.

Inoltre si deve insistere sulle riforme: “E’ necessario mantenere un solido filo conduttore nella strategia complessiva di politica economica e di finanza pubblica, rafforzando l’efficacia delle riforme e concentrando su di esse le limitate risorse disponibili“.