Tavoli tecnici predisposti dal ministero dell’Economia stanno studiando la riforma. Esempio: un lavoratore con reddito lordo che va dai 20 mila ai 28 mila euro l’anno, per lui era stato calcolato il taglio delle aliquote con la riduzione dal 23 al 20 della trattenuta che è rappresentata nella prima parte del suo reddito personale quella fino a 15 mila euro.

Se si calcola che questa fascia racchiude 24 milioni di italiani, il taglio dell’Irpef garantirebbe 450 euro di tasse in meno, all’anno, da non sborsare.

Sarebbe così se si attuasse la riduzione delle aliquote Irpef da quattro a tre e se si effettuasse il raggruppamento di una serie di imposte raccolte in cinque tributi.

Ora la riduzione di 450 euro di tasse per uno stipendio tipo, spalmata su tutti i contribuenti, risulterebbe essere un bel mancato introito per le case statali: infatti si calcola verrebbero meno circa 13 miliardi di euro. Allora da dove recuperare i soldi per colmare questo buco?

Secondo la teoria di Tremonti per cui la tassazione andrebbe spostata dalle persone alle cose, ebbene il denaro andrebbe recuperato con l’aumento dell’Iva. Ma alcuni operatori economici sostengono che saremmo di fronte ad un cane che si morde la coda. Poiché si teme che lo sgravio nell’alleggerire il peso del fisco sulle buste paga, verrebbe in seguito mangiato dall’aumento dei prezzi.