Quanto ci piace il nostro capo? Se lo è chiesto Kelly Service, società specializzata nella consulenza per le risorse umane,  con l’ultimo Kelly Global Workforce Index, che approfondisce il tema della leadership nell’ambiente di lavoro dal punto di vista del lavoratore. In particolare, ha analizzato l’opinione di 170 mila persone di 30 Paesi nel mondo tra ottobre 2011 e gennaio 2012 sulla qualità, la direzione, lo stile di leadership e il grado di condivisione degli obiettivi con quanti sono alla guida delle aziende, mostrando gli effetti dei diversi fattori che impattano sul mondo del lavoro attuale, dalle diversità generazionali e geografiche all’affermazione delle tecnologie mobili, passando per l’empowerment dei dipendenti e l’utilizzo sempre più diffuso dei social media. 

I dati ottenuti dal Kelly Global Workforce Index fotografano il giudizio dei lavoratori sugli stili di leadership per settore, per area geografica e per generazione, con un focus sui tre principali gruppi: Y (19–30 anni), X (31–48 anni) e Baby Boomers (49–66 anni).

Secondo Stefano Giorgetti, AD di Kelly Services Italia, appare chiaro, a fronte della crisi economica in atto, che le aziende debbano rivedere le proprie strategie e la propria struttura per adeguarsi al nuovo scenario.

Dall’indagine emerge infatti una diffusa insofferenza: solo il 38% degli intervistati ha, infatti, dichiarato di apprezzare lo stile di leadership del proprio capo. La percentuale più bassa si raggiunge nella regione EMEA (34%), nell’area APAC si registra il 39%, mentre  il primato è americano (45%).

È interessante notare che, tra i gruppi generazionali attivi nel mondo del lavoro, i più giovani (18-29 anni) sono anche i più soddisfatti del proprio management (40%) e che i settori dei Servizi alle aziende e della Formazione sono quelli in cui si registra il più alto gradimento.

Lo stile di leadership preferito è, secondo il 24% degli intervistati, quello “democratico” (che favorisce il coinvolgimento del team), seguito, con un 20%, da quello “empowering” (incoraggia i lavoratori ad assumersi la responsabilità di prendere decisioni),  quello “empatico” (coinvolge i lavoratori e li accompagna verso il successo) e  quello “visionario” (mostra una vision chiara e lungimirante, consentendo a tutti di progredire insieme verso una vision condivisa). Quello che raccoglie il minor numero di preferenze (4%), ma che di fatto è lo stile che i lavoratori riscontrano più comunemente sul luogo di lavoro (29%), è l’approccio “autoritario” (stile diretto, si aspetta che le direttive vengano seguite).

Se ne deduce che i lavoratori optano chiaramente per uno stile di leadership che ponga l’accento sulle cosiddette “soft skills”, ossia comunicazione, vision, empatia, team building ed arricchimento individuale. C’è, quindi, una disconnessione significativa tra lo stile di leadership e il management che i lavoratori cercano e quello che effettivamente trovano.