Gli stipendi degli italiani sono fermi. Stando ai dati diffusi questa mattina dall’Istat le retribuzioni contrattuali orarie in media del 2012 hanno registrato una crescita dell’1,5% rispetto all’anno passato. Si tratta della crescita media annua più bassa dal 1983. Nel mese di dicembre l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie ha mostrato un incremento dello 0,1% rispetto al mese precedente e dell’1,7% rispetto a dicembre 2011.

Prendendo in considerazione sempre la media dell’anno da poco concluso, il divario tra la crescita delle retribuzioni contrattuali orarie e il tasso di inflazione medio annuo pari al 3% si è attestato a di 1,5 punti percentuali. Di conseguenza la corsa al rialzo del prezzi è stata doppia rispetto a quella dei salari.

“Con riferimento ai principali macrosettori, a dicembre le retribuzioni orarie contrattuali hanno registrato un incremento tendenziale del 2,2% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione” si legge nella nota diffusa dall’istituto dio statistica nazionale.

I settori che a dicembre hanno evidenziato gli incrementi tendenziali maggiori sono: alimentari bevande e tabacco (3,6%); chimiche  (3,3%), legno, carta e stampa, acqua e servizi di smaltimento rifiuti (per entrambi gli aggregati 3,0%). Si registrano, invece, variazioni nulle per telecomunicazioni e per tutti i comparti della pubblica amministrazione.

Quanti resteranno nel mondo del lavoro? Secondo i dati Istat alla fine di dicembre la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 28,4% nel totale dell’economia, e del 6,8% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è, in media, di 36,7 mesi per l’insieme degli occupati e di 39,8 mesi per quelli del settore privato.