Lo scenario di crisi economica e lavorativa stenta a proporre qualcosa di positivo agli osservatori, anche ai più ottimisti. Il ministero del Lavoro americano, per esempio, ha diffuso un documento che conferma la battuta d’arresto degli indici occupazionali degli States.

Il dato di partenza è che la crescita americana è ferma e da due mesi non si assiste ad un incremento consistente del numero di nuovi posti di lavoro. Le new entry del mercato occupazionale, a giugno, sono state soltanto 18 mila. Non si assisteva ad una performance così negativa da settembre 2010.

Gli analisti avevano previsto di allocare almeno 400 mila risorse nell’ultimo mese, ma hanno dovuto notevolmente correggere, in ribasso, l’indice occupazionale. In più è stato fatto un passo indietro anche per i dati relativi a maggio dove si attendevano almeno 50 mila nuovi posti di lavoro ma se ne sono visti soltanto la metà.

Parallelamente, com’è naturale pensare, è schizzato al 9,2% il tasso di disoccupazione. I settori che mettono a rischio l’intero comparto economico statunitense sarebbero quello edile, la finanza, e il lavoro interinale.

Per rispondere alla crisi è stata accorciata la settimana lavorativa e sono stati ridimensionati i salari, ma gli americani aspettano nuovi segnali da Obama. Il Presidente, da parte sua, chiede di intervenire subito sulle infrastrutture bancarie e sulla normativa dei brevetti.