La Corte di Cassazione è l’organismo più autorevole chiamato in causa da aziende e cittadini per dirimere molte questione legate all’ambiente lavorativo. Ecco due pronunciamenti recenti che riguardano i professionisti e il licenziamento.

I professionisti con partita Iva, prima di accettare l’incarico per un lavoro, forniscono di regola al cliente un preventivo completo dei costi fissi per l’attività da svolgere. In genere si valuta anche una quota di costi variabili da sostenere da parte del cliente per interventi supplementari e il professionista può decidere se applicare alle tariffe a corpo anche lo sconto.

Ad opera compiuta, però il professionista non può far aumentare la sua parcella perché ritiene che il prezzo concordato per il lavoro svolto non è adeguato all’impegno profuso nell’attività. Con la sentenza della Sezione II civile della Corte di Cassazione, la numero 15628 del 18 settembre del 2012, i porporati si schierano nettamente a favore dei clienti.

L’accordo tra le parti, dunque, va sempre rispettato anche se è inferiore ai minimi professionali.

Con una sentenza della Sezione lavoro, la 15476 del 14 settembre 2012, la Cassazione ha stabilito che è ingiusto il licenziamento di un operaio che, ottenuto il permesso di malattia dall’azienda per una distorsione alla caviglia, lavori poi come barman nell’esercizio della moglie.

Questo perché non tutte le attività lavorative, secondo la Cassazione, sono stressanti per il fisico allo stesso modo. Riordinare i tavoli, infatti, non può essere paragonato al saliscendi delle scale per riparare linee telefoniche.