Il governo scopre le sue carte in materia di lavoro e presenta “il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio” per tutte “le nuove assunzioni”.
È quanto prevede un emendamento all’articolo 4 del Jobs Act presentato ieri mattina nella commissione Lavoro del Senato dall’esecutivo con l’obiettivo dichiarato di ridurre la folta schiera di contratti di lavoro cui oggi si ricorre per l’inserimento dei neoassunti in azienda e far diventare quello a tutele crescenti lo strumento principale per arrivare gradualmente all’inquadramento a tempo indeterminato pieno.
Il testo dell’emendamento, condiviso dall’intera maggioranza e che non tocca lo Statuto dei lavoratori, articolo 18 compreso (in linea di massima), dovrebbe essere deliberato stamane dopo il parere della commissione Bilacio.

Chi avrà un contratto a tempo indeterminato, giovane o riassunto che sia, in sostanza non godrà fin da subito delle stesse tutele previste dagli attuali contratti dello stesso tipo, ma le maturerà gradualmente.
Per quanto riguarda la gradualità, vero terreno di scontro all’interno dei partiti di maggioranza, i termini saranno indicati nei decreti delegati del governo dopo l’approvazione del Parlamento alla delega.
A differenza delle prima versione del testo, dunque, il contratto a tutele crescenti non sarà più opzionale e riguarderà tanto l’inserimento nel mondo del lavoro quanto il reinserimento.
Altre novità, ha spiegato ieri mattina il sottosegretario Teresa Bellanova, riguardano la revisione della disciplina delle mansioni, “contemperando l’interesse dell’impresa all’utile impiego del personale in caso di processi di riorganizzazione”, e  introduzione (eventuale, per ora) in via sperimentale del compenso orario minimo, applicabile ai rapporti di lavoro subordinato, a quelli di collaborazione coordinata e continuativa e “nei settori non regolati da contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale”.