Ogni tanto quelli dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre si inventano delle ricerche maliziose. Perché leggendo i dati sulle assenze per malattie, oltre a notare che nel 2012 – gli ultimi dati a disposizione riguardano quell’anno – circa sei milioni di dipendenti sono stati assenti almeno un giorno, hanno fatto notare che più del 30% delle assenze sono state – o che caso – di lunedì.  Non solo, ci sono delle forti differenze a livello regionale: in Calabria, ogni lavoratore dipendente sta a casa in media 34,6 giorni – e nel privato si arriva ai 41,8.

Va decisamente meglio in Sicilia19,9 giorni -, Campania19,4 giorni -, mentre in Veneto si scende a 15,5 giorni e in Trentino si raggiunge la punta più bassa con 15,3 giorni. Il dato medio a livello nazionale è di 17,71 giorni di assenza per complessivamente 106 milioni di giorni di malattia persi durante il 2012. Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi spiega così il dato sulle assenze “nel fine settimana si concentrano le attività conviviali e quelle legate al tempo libero. Con l’avvento della crisi, inoltre, sono sempre di più coloro che per risparmiare eseguono piccoli lavori di manutenzione nel proprio giardino o nell’abitazione in cui vivono. Iniziative che, in qualche modo, contribuiscono ad aumentare gli acciacchi degli italiani. Tenendo conto che molti medici di base il sabato e la domenica non svolgono la normale attività ambulatoriale, l’elevato numero di certificati che si riscontra al lunedì è in gran parte riconducibile a queste situazioni“.

Da notare infine che il numero di assenze aumenta con il crescere dell’età. Fino ai 29 anni, la media dei giorni di malattia è pari a 13,2, salendo nella fascia tra i 30 ed i 39 anni si sale – di poco – a 14,9 giorni. La crescita continua con il crescere dell’età per arrivare ai 27,4 giorni di media per chi ha più di sessant’anni. Nella disamina finale il segretario della Cgia non mette sotto accusa i lavoratori “i dati vanno letti con grande attenzione. Sarebbe ingiusto e sbagliato strumentalizzare alcuni risultati. Al netto dei casi limite, le nostre imprese possono contare sull’affidabilità di impiegati e operai che sono considerati tra i migliori lavoratori al mondo“.

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