Secondo Matteo Renzi il tragico 13% di disoccupazione ed il 42,3% che affligge i lavoratori tra i 15 ed i 24 anni ha una sola colpa, la flessibilità: ”I dati sulla disoccupazione lo dimostrano: nel 2011 l’Uk era all’11% e l’Italia all’8,4%, ora loro sono al 7%” e noi al 12,3%: in questi anni abbiamo perso troppa strada, noi abbiamo un sistema che manca di flessibilità. In Italia abbiamo 2100 articoli nel codice del lavoro. Noi pensiamo di scendere a 50-60 articoli, traducibili anche in inglese, che assicurino tempi certi“.

Negli slogan renziani ci sono cose giuste – le norme italiane sono spesso un labirinto senza uscita -, ma anche i soliti eccessi semplificatori che colpiscono – ahimé – quasi tutti i protagonisti della politica italiana… Senza domanda aggregata di privati o del pubblico è impossibile creare lavoro – che purtroppo non si autogenera…

Molto meglio quello che racconta il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, ad Atene per un vertice informale Ecofin: ”Sul fronte del lavoro abbiamo osservato una flessibilità non utile, utilizzata da imprese che non hanno innovato, ora stanno innovando, ma per lungo tempo hanno rinviato riducendo il costo del lavoro sfruttando la flessibilità”. Per Visco ci vuole “una flessibilità diversa”. Per esempio, sia “le imprese” che “i lavoratori”, hanno “interesse a creare dei rapporti di lavoro a lungo termine” E conclude “è più facile che entrambi, chi dà lavoro e chi lo prende, accettino di investire se il rapporto è stabile”.

Puro buon senso, ma spesso in campo economico è merce rara…

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