Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro “All’Italia servono circa 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro per riportare il tasso di occupazione ai livelli pre-crisi”. Il calcolo viene dal suo “Rapporto sul mondo del lavoro 2013″ e tiene in considerazione sia la perdita in termini di posti di lavoro che la crescita in termini di popolazione attiva degli ultimi anni. Secondo l’Ilo, la situazione sarebbe pure peggio di quella tratteggiata dalla Cgil: i posti di lavoro mancanti sarebbero “solo” 1,5 milioni e ci sarebbe bisogno di 63 anni per ritornare al livello occupazionale pre-crisi – ovvero il 2076.

Secondo questa organizzazione delle Nazioni Unite, in Italia la disoccupazione è aumentata ininterrottamente dal 2007 – allora era al 6,1% -, così come le disparità reddituali. La crescita è ancora più choccante se si misurano solo i giovani tra i 15 ed i 24 anni di età: si è passati dal 15% al 35,2% del 2012 – secondo l’Istat il tasso di disoccupazione tra i giovani sarebbe addirittura maggiore, il 41,9%.

Il rapporto dell’Ilo evidenzia anche che dal 2007 in poi sono aumentati i precari: un +5,7%, per cui ora rappresentano il 32% degli occupati nell’anno passato… Secondo l’Organizzazione Onu è un effetto della riforma Fornero. Per uscire da questa tragica impasse l’Ilo consiglia una strategia ovvia: puntare su investimenti e innovazione più che su austerità e riduzione del costo del lavoro. Vedremo…

Intanto a livello mondiale, la disoccupazione si attesta al 5,9% per 195,5 milioni di senza lavoro. Entro il 2013 dovrebbero diventare 201,5 milioni. E il loro numero dovrebbe aumentare ancora nel 2014 – 205 milioni – e fino al 2018 – si parla di 214 milioni di disoccupati. Per ritornare ai livelli di occupazione pre-crisi ci vorrebbero oltre trenta milioni di posti di lavoro in più.

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