Alla fine del mese di agosto, i contratti collettivi nazionali in vigore riguardavano il 47,6% degli occupati. Ovvero il 52,4% dei dipendenti erano in attesa di un rinnovo – la percentuale scende al 38,5% se si considera il solo settore privato. Una notizia che non può certo piacere ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, e che rappresenta un segno dei tempi che cambiano.

Da leggere in correlazione ad un altro dato: in media chi ha un contratto scaduto deve aspettare 27 mesi (ovvero più di due anni) prima di vederlo rinnovato. Tempi pubblici che riguardano soprattutto il settore pubblico, visto che la durata si abbatte drasticamente – siamo a 14,1 mesi – se si misura solo il settore privato.

Come indica l’Istat, ad agosto l’indice delle retribuzioni orarie è rimasto invariato rispetto al mese precedente, mentre si registra un aumento dell’1,5% nei confronti dell’agosto 2012. La stessa percentuale – l’1,5% – si rileva anche nel confronto tra i primi otto mesi del 2013 e lo stesso periodo dell’anno passato.

Altra brutta notizia per chi lavora nel pubblico – ma tanto già lo sanno -: l’aumento tendenziale è dell’1,9% per i dipendenti del settore privato, mentre nella Pubblica Amministrazione si registra una variazione nulla.I maggiori incrementi tendenziali si registrano nel settore alimentari bevande e tabacco (+4,4%), agricoltura (+3,2%), pubblici esercizi e alberghi (+2,9%). Da rilevare infine che nel mese di agosto sono stati firmati due contratti nazionali e non ne è scaduto nessuno.

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