E poi dicono che c’è la fuga dei cervelli… Secondo Unioncamere nel 2013 ci saranno in Italia 750.000 assunzioni. Peccato che ancora una volta il nostro paese si differenzi dal resto dell’Europa: mentre i nostri vicini incentivano gli impieghi ad alto tasso di istruzione, noi ricerchiamo sopratutto professioni non specializzate.
E’ uno dei tanti paradossi italiani che spinge i nostri talenti a fuggire negli altri paesi europei. Secondo l’Isfol, negli ultimi quattro anni, il numero di lavori ad alta intensità di conoscenza aumenta del 2% all’anno. E in Germania, Gran Bretagna e Francia la crescita supera la media – essendo pari rispettivamente al 4,3%, 4 e 2,9%.

Nel nostro paese succede esattamente l’opposto: diminuiscono i posti di lavoro qualificato – dell’1,8% -, e va addirittura peggio agli impieghi tecnici – il calo è addirittura del 22% -, mentre aumentano il numero delle mansioni elementari, in crescita dell’1,3% – mentre in Europa questi lavori sono in calo del 3%.

Ovviamente tutto questo si paga in termini di produttività del lavoro, che in Italia è aumentata del 4% dal 1998 in poi. Praticamente un quarto di quello che ha realizzato il resto dell’Europa. Mentre il premio salariale per chi ha una laurea rispetto a chi dispone di un diploma si è ridotto in Italia del 10%, in Germania lo stesso premio è cresciuto della stessa percentuale. I problemi italiani nascono anche da qui…

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