Disoccupazione record nel primo trimestre in Italia. Secondo quanto comunicato dall’Istat lo scorso venerdì, il tasso di disoccupazione nei primi tre mesi di quest’anno ha toccato quota 12,8%, la più alta da 36 anni, vale a dire dall’inizio delle serie storiche trimestrali (primo trimestre 1977).
Rispetto ad un anno fa il dato è cresciuto di 1,8 punti percentuali: nei confronti del primo trimestre 2012, si legge nel Rapporto dell’istituto nazionale di statistica, l’indicatore è passato dal 10% all’11,9% per gli uomini e dal 12,2% al 13,9% per le donne. In termini strettamente statistici, l’aumento ha riguardato soprattutto gli uomini con più di 35 anni.
Il primo trimestre 2013, tuttavia, ha fatto segnare anche un altro triste record, quello del tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni, che ha raggiunto il 41,9% dal 35,9% rilevato nello stesso periodo dello scorso anno. Anche in questo caso, come nel precedente, l’incremento ha riguardato l’intero territorio nazionale, per arrivare al picco del 52,8% per le giovani donne del Mezzogiorno.
Su base mensile, infine, nel solo mese di aprile il numero complessivo dei disoccupati è arrivato a 3 milioni 83mila unità: il tasso di disoccupazione, 12%, è risultato il più alto anche dall’inizio delle serie storiche mensili, cioè da gennaio 2004. Il dato è aumentato dello 0,1% rispetto a marzo (dato rivisto in rialzo all’11,9%) e dell’1,5% su base annua. Stesso trend per la disoccupazione giovanile, con il tasso che ha oltrepassato la soglia del 40% fino ad arrivare a quota 40,5%.
Gli occupati (56%), nello stesso mese, hanno fatto segnare un calo dello 0,1% rispetto a marzo e dello 0,9% su dodici mesi. Il calo, molto forte su base trimestrale (-1,8%), ha riguardato soprattutto gli occupati a tempo pieno (-3,4% rispetto al primo trimestre dello scorso anno), oltre la metà dei quali a tempo indeterminato (-2,8%).
A coronamento di una situazione ormai davvero tragica, va segnalato l’aumento degli occupati part-time (6,2%): una crescita che non può di certo rappresentare qualche tiepido segnale di ripresa, poiché dovuta esclusivamente all’aumento del part-time involontario.

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