C’è il rischio che mezzo milione di italiani possa restare senza Cassa integrazione.
È il leader della Cgil, Susanna Camusso, a lanciare l’allarme a L’intervista su Sky Tg24, aggiungendo che “si stanno moltiplicando le domande di cassa integrazione in deroga: i primi mesi del 2013 hanno determinato un’ulteriore accelerazione della crisi e delle difficoltà”.

Lavoro e fisco su tutto. “È quello che abbiamo tentato di dire al governo a dicembre: non prevedete una riduzione della spesa sulla Cassa integrazione in deroga perché ne avremo bisogno. In qualche regione siamo già arrivati all’esaurimento dei fondi, non è neanche detto che in alcune di esse si arrivi a giugno”. Queste risorse, ha sottolineato la Camusso, “bisogna trovarle, non solo per proteggere il reddito di quei lavoratori, ma per evitare un’ulteriore spirale di avvitamento sulla riduzione dei consumi, un’ulteriore riduzione della base produttiva che si è già ridotta consistentemente”. Il Paese, dunque, “non ha bisogno di annunci, di contenitori, ma di alcune cose concrete: le parole d’ordine sono lavoro e fisco”, ed è in nome di questi che “bisogna lavorare per una grande iniziativa di Cgil, Cisl e Uil”.

Fare ciò che il governo non ha fatto. “Bisogna ritornare a delle cose che sono state derubricate. Noi siamo un paese industriale. Se perdiamo la nostra capacità industriale non abbiamo un’altra economia possibile”, ha ricordato la Camusso nella sua intervista Sky, per cui bisogna “avere il coraggio di fare le cose che questo governo non ha fatto: avere il coraggio di dire alte retribuzioni, pensioni d’oro si paghino con i titoli di Stato”. “Non si può fare finta che continuare a tagliare spesa pubblica non voglia dire tagliare i servizi ai cittadini, la cassa integrazione, tagliare la sanità. In una crisi c’è bisogno di più protezione delle persone e non di meno”.

Sblocco debiti Pa una non soluzione. Parlando, infine, del decreto che sblocca i pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese private, il segretario della Cgil evidenzia che il provvedimento, “arrivato con molti mesi, se non anni di ritardi”, “dimostra una volontà di non risolvere i problemi, perché invece di dar una soluzione semplice e lineare che rimettesse liquidità nel sistema, si è costruito un farraginoso meccanismo che sa più di volontà di resa dei conti tra amministrazioni locali e Ragioneria dello Stato. Un meccanismo tutto contabile che non si misura con le esigenze del Paese”.

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