Di tanto in tanto l’Agenzia delle Entrate effettua degli studi sui lavoratori all’estero e chiarisce le regole tributarie che valgono per i cittadini italiani che non lavorano nel nostro paese. Una prima distinzione, per esempio, è fatta tra i lavoratori che abitano all’estero e quelli che giornalmente si recano all’estero.

I residenti che sono dipendenti di società che risiedono all’estero, che svolgono essi stessi un’attività “in terra straniera” sono sottoposti ad una tassazione diversa dai contribuenti che lavorano e abitano in Italia. Nel dettaglio per chi lavora all’estero, il fisco prevede tre modi di calcolo della base imponibile.

L’articolo 51 commi da 1 a 8 del Tuir, prevede che la base imponibile corrisponda per esempio ai redditi effettivamente percepiti. Ma stando a quanto definito dall’articolo 51 comma 8-bis, la base imponibile può anche coincidere con la retribuzione convenzionale.

Infine si può assumere come base imponibile la somma che eccede gli 8mila euro, come previsto dall’articolo 2, comma 11 della legge sui lavoratori alla frontiera del 2002.

All’intero delle seconde due categorie di lavoratori devono poi essere operati dei distinguo sulla base della “dimora abituale”. Ci possono essere infatti dei lavoratori che stanno sempre all’estero e lì lavorano e coloro che al contrario risiedono in Italia e ogni giorno vanno all’estero per lavorare. Questi ultimi si chiamano lavoratori frontalieri.