I disoccupati nei Paesi Ocse hanno superato ormai quota 48 milioni, 16 dei quali sono il risultato di cinque anni di ininterrotta crisi.
Non tutti, però, viaggiano allo stesso ritmo. In cinque Paesi (Austria, Corea del Sud, Giappone, Norvegia e Svizzera), infatti, il tasso di disoccupazione è rimasto sotto il 5%, mentre in due, Grecia e Spagna, è volato ben oltre il 25%.
In Grecia e Spagna, ancora, dall’inizio della crisi il dato è lievitato di oltre il 18%, mentre in Italia, Portogallo e Slovenia è salito con percentuali comprese tra il 5% e il 10%. In Giappone e Corea del Sud, invece, la disoccupazione è aumentata meno dello 0,5% e in Cile, Germania, Israele e Turchia oggi il tasso di disoccupazione è più basso che all’inizio della crisi.
In Italia, nello specifico, il tasso pre-crisi si era assestato al 6,2%, quasi la metà di quello attuale, 12,2% a fine maggio 2013, il sesto peggior dato tra i 34 Paesi aderenti all’Ocse e decisamente più elevato della media dell’aera, che dall’attuale 8% dovrebbe scendere al 7,8% a fine 2014.
È quanto si apprende dalla stessa Ocse, che nel suo Employment outlook ha commentato l’attuale stato del mercato del lavoro nei Paesi membri dell’organizzazione.
Rimanendo in Italia, la disoccupazione continuerà ad aumentare non solo quest’anno ma anche durante il 2014, toccando quota 12,6% nell’ultimo trimestre. E a preoccupare, sottolinea l’organizzazione, c’è anche la grande precarietà del lavoro dei giovani: uno su due nella fascia tra i 15 e i 24 anni, evidenzia il documento, non ha un’occupazione stabile.

L’esercito dei precari e i Neet. Il precariato in Italia riguarda, precisamente, il 52,9% dei giovani tra i 15 e i 24 anni. Nel 2011, ricorda il rapporto Ocse, i lavoratori inquadrati a tempo determinato erano il 49,9% e nel 2012 il 42,3%. Nel 2000 la percentuale ammontava al 26,2%.
La quota complessiva di chi ha un lavoro precario, ricorda ancora il documento, é del 13,8%, ma la quota delle donne arriva al 48,4%.
L’Ocse, infine, evidenzia che la percentuale di inoccupati tra i giovani compresi tra i 15 e i 24 anni tra il 2007 e il 2012 è cresciuta del 6,1%, contro il 4,3% dell’area: un fenomeno che l’organizzazione definisce “preoccupante” ed “attribuibile all’aumento dei giovani che non studiano e non lavorano, i cosiddetti Neet (Not in Employment or in Education and Training)”.
In tal caso, osserva l’Ocse, “il contrasto con l’esperienza di molti altri Paesi Ocse è impressionante: infatti, negli altri Paesi, molti giovani hanno risposto alle prospettive occupazionali scoraggianti ritardando l’ingresso nel mercato del lavoro e approfondendo gli studi”, mentre per i giovani Neet italiani “c’è un rischio crescente di conseguenze di lungo termine sulle loro prospettive occupazionali e di guadagno”.