Un articolo molto interessante del Sole 24 Ore approfondisce i rapporti tra la Svizzera e l’Italia riguardo l’export di lingotti d’oro dal nostro paese verso le banche elvetiche.

Nel 2011 il volume di traffico generato dall’attività in questione è stato i 120 tonnellate.

120 tonnellate di lingotti d’oro greggio sono state portate dall’Italia alla Svizzera. Un traffico il cui volume stupisce perché se confrontato con i dati del 2010 dimostra un aumento delle esportazioni del 65%. Nel 2010, infatti, le tonnellate d’oro esportate erano state 72,5.

Per quanto riguarda il valore in euro di questa attività è salito in virtù dell’aumento delle quotazioni dell’oro. Nel 2011, rispetto all’anno precedente, si passa da 2 miliardi di euro circa a 4,27 miliardi.

Ma che fine ha fatto questo oro? La metà delle esportazioni, circa 58 tonnellate di oro greggio è stato venduto soltanto negli ultimi quattro mesi dell’anno, proprio nel momento in cui le quotazioni sono aumentate e la crisi del debito sovrano ha contagiato l’Italia.

I risparmiatori, timorosi di veder tassati i risparmi con la tanto vituperata patrimoniale di Monti, hanno preferito diversificare gli investimenti credendo nel metallo-bene rifugio.

Per un periodo, ricordiamolo, anche il franco svizzero ha svolto le funzioni di bene rifugio nonostante la situazione sia stata poi ridimensionata per non scoraggiare gli investimenti in Svizzera e far collassare l’economia.