Il conto annuale del personale pubblico, il censimento realizzato ogni anno dalla Ragioneria generale dello Stato che ne ha diffuso in questi giorni la nuova edizione, mostra una nuova riduzione nel numero dei dipendenti (-0,5%), un ulteriore aumento della loro età media e una flessione (-0,5%) della busta paga media. Se si osservano i singoli comparti si può notare come la retribuzione media nelle regioni e negli enti locali sia scesa in un anno di 443 euro (da 29.552 a 29.109 euro lordi). Una flessione che è ancora più evidente se si osserva il dato relativo ai ministeri: il calo ha raggiunto i 599 euro.

Nel 2014, le buste paga dei dipendenti comunali si sono fermate in media a quota 20.109 euro lordi, con una flessione dell’1,5% rispetto all’anno precedente. Secondo i calcoli della funzione pubblica della Cgil, basati sulle cifre della Ragioneria generale dello Stato, è dovuta per il 91% alla flessione del salario accessorio. Questa voce è diminuita del 16,8% fra 2013 e 2014, mentre nello stesso periodo i dipendenti diminuivano dell’8,3%.

Come si spiega questa dinamica? Da una parte bisogna considerare i pensionamenti, che fanno uscire dal conto annuale gli stipendi più elevati per effetto dell’anzianità, ma i tagli maggiori vengono sicuramente dalle riduzioni del salario accessorio. E comunque tutte le misure prese finora per limitare il peso degli stipendi statali non hanno modificato il suo rapporto con il Pil: nel 2014 come nel 2007 si attesta al 9,8% del Pil.

La riduzione del peso del salario accessorio ha prodotto un primo sciopero nella capitale – previsto il 27 gennaio, giorno delle buste paga alleggerite -, a cui potrebbe seguire un’azione legale contro la commissione straordinaria che guida il Comune dopo l’uscita di scena di Ignazio Marino e lo stop a tutte le prestazioni “premiate” con il salario accessorio: in bilico ci sono i turni festivi e notturni della Polizia locale, l’apertura pomeridiana degli uffici e degli asili comunali.