Il dibattito sulle conseguenze della Brexit non si esaurirà prima di qualche mese, o più probabilmente di qualche anno, ma di una cosa si può essere ragionevolmente sicuri: l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito finirà per favorire tutti coloro che opteranno per i mutui a tasso fisso nell’operazione di acquisto della loro casa. Secondo un’analisi di Corriere Economia, infatti, l’Eurirs a 20 e 30 anni, parametro che di norma determinano il costo dei finanziamenti a rata prefissata, dopo l’esito della consultazione è precipitato per entrambe le durate, allo 0,75%.

Sono state paragonate le condizioni pratiche proposte da 21 istituti per il finanziamento su un mutuo da 120mila euro, calcolando sia il tasso fisso che il tasso variabile (che, com’è noto, dipende dall’Euribor, al momento quotato sottozero, a -0,36%). La differenza minore nel costo complessivo è quella rilevabile dall’offerta di Intesa Sanpaolo, la cui differenza tra tasso fisso e variabile è dello 0,57% (1,80% fisso, 1,23% variabile), ma in media il tasso fisso è quotato al 2,39% con una rata di circa 630 euro al mese, il variabile all’1,36%, il che produce un divario di costo complessivo di 11,371 euro spalmato sui 20 anni del mutuo.

Il maggior esborso iniziare del tasso fisso mette al riparo dalle probabili oscillazioni future dell’Euribor, che potrebbero influenzare notevolmente il budget di chi ha contratto il mutuo a tasso variabile. Per esempio, se tra un anno l’Euribor salisse di due punti, la rata passerebbe da 571 a 763 euro a fronte di una rata fissa ferma a 630 euro. Ipotesi improbabile, ma non del tutto irrealistica, come sottolinea Corriere. Se invece l’aumento di due punti avvenisse in due anni, la rata variabile salirebbe a 754 euro, tra cinque anni sarebbe di 727 e tra dieci di 679, cioè ancora 49 in più rispetto a quella di chi optasse per il tasso fisso. Calcolando un mutuo di 120mila euro a 10 anni, la convenienza del tasso fisso appare ulteriormente rafforzata: l’offerta migliore, quella di Banco Popolare, prevede infatti una differenza solo dello 0,29% tra il tasso fisso e variabile, rendendo la scelta del primo ancora più razionale.