Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha lasciato invariati i tassi di interesse, che al momento sono fermi sul minimo storico dello 0,05%. Una decisione che non ha sorpreso le attese, dato che l’economia non dà segni di ripresa e sono anzi arrivati nuovi segnali di rallentamento.

Alla situazione hanno contribuito anche le pesanti flessioni delle quotazioni petrolifere e di tutte le materie prime in generale, che rischiano così di andare ad incidere fortemente e in modo negativo sull’inflazione, già troppo bassa.

Un quadro della situazione tutt’altro che roseo, sottolineato anche dal presidente della Bce, Mario Draghi, secondo cui nei prossimi mesi si assisterà ad un ulteriore rallentamento della politica monetaria europea, previsione supportata dal quadro macroeconomico che vedrebbe confermata una crescita piuttosto debole.

Previsioni poco confortanti anche dal punto di vista dei dati sull’inflazione. Si pensa che la stessa resterà più bassa del previsto, soprattutto a causa delle quotazioni del greggio. Proprio in vista di questa prospettiva, il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha specificato che se l’inflazione dovesse restare così bassa troppo a lungo, allora si dovranno utilizzare ulteriori strumenti non convenzionali a quelli previsti nel mandato.

La reazione dei mercati non si è fatta attendere: l’euro è sceso sotto quota 1,23 dollari – non accadeva da quasi due anni  e mezzo – mentre i listini di Piazza Affari a Milano hanno accelerato al ribasso. La Bce tornerà a riunirsi il prossimo 22 gennaio 2015.

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