La situazione nell’Eurozona preoccupa la Banca centrale europea per due motivi: il debito pubblico e l’alta disoccupazione – in particolare quella giovanile (scesa ai livelli più bassi dal 2005). Per questo sollecita i governi europei a promuovere riforme del mercato del lavoro e a mettere in pratica strategia ambiziose per ridurre il debito pubblico.

Secondo uno studio condotto dalla Bce – che esaminano i paesi europei a partire dal 1970 -, quando il debito pubblico di un paese supera il 90-100% del prodotto interno lordo, l’eccessivo indebitamento pesa sulla crescita di lungo periodo del paese.

Se si concentra la propria attenzione sugli ultimi vent’anni, gli economisti della banca centrale hanno rilevato che i paesi che hanno livelli di debito pubblico vicino ai criteri di Maastricht – ovvero un debito che non superi il 60% del Pil – non hanno avuto conseguenze negative per quanto riguarda la crescita nel breve periodo, che invece si producono quando il debito supera il 95% del Pil. E la media dell’Eurozona è intorno al 90%: la Germania, la principale sostenitrice del rigore – che ha annunciato un bilancio in pareggio e la riduzione del rapporto debito/Pil dal prossimo anno – resta sotto l’80% – e stendiamo un velo pietoso su Italia e Grecia.

Secondo la Bce, “Se i Governi sceglieranno di rinviare l’aggiustamento fiscale, questo daneggerà le prospettive di crescita e creerà ulteriori difficolà per la sostenibilità dei bilanci”.

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