Jp Morgan ha aperto le danze della seconda tornata delle trimestrali del settore bancario statunitense con risultati al di sopra delle aspettative del mercato. Nel secondo trimestre del 2012 la banca guidata da Jamie Dimon ha registrato un utile netto pari a 5 miliardi di dollari, ossia 1,21 dollari per azione, in calo rispetto ai 5,4 miliardi di dollari, o 1,27 dollari per azione, del corrispondente periodo del 2011. Sul risultato hanno pesato perdite da trading per 4,4 miliardi di dollari. Tuttavia l’utile per azione escluso l’effetto delle regolazioni contabili si è attestato a 1,09 dollari, battendo le stime del mercato che si aspettava un Eps adjusted di 0,76 dollari.

L’impatto delle perdite su trading

Jp Morgan ha fatto sapere che si è resa necessaria una revisione dei risultati finanziari relativi al primo trimestre dell’anno. La revisione, ha spiegato l’istituto Usa, si è resa necessaria per valutazioni inerenti alcune posizioni nel portafoglio di titoli di credito sintetici. L’operazione di revisione non ha comunque effetti sul reddito netto per i sei mesi chiusi al 30 giugno.

Con riferimento alla vicenda delle perdite su trading in derivati emersa nelle scorse settimane e che ha causato a Jp Morgan perdite multimiliardarie, il gruppo ha fatto sapere di stare conducendo un esame ampio di ciò che è accaduto nel Chief investment office (l’ufficio centrale di investimenti). Intanto, tre dipendenti dell’ufficio incriminato di Londra, coinvolti nella vicenda delle scommesse sui derivati, hanno lasciato Jp Morgan. Lo ha rivelato il Wall Street Journal, citando fonti anonime vicine alla società.