UPDATE: All’una di notte di questa mattina, 9 ottobre 2014, in Senato, è arrivata la fiducia al Jobs Act. Qui tutti i dettagli.

Il Jobs act è considerato uno dei punti chiave della politica governativa di Renzi. Ma come cambierà, nella pratica, il mondo del lavoro dopo la sua introduzione? Il Premier ha promesso la cancellazione di tutta quella serie di contratti che nel corso degli anni ha favorito la nascita e la crescita esponenziale del precariato ma in compenso ha altresì annunciato nuovi ammortizzatori sociali. Lo scopo fondamentale del Jobs act, o della riforma del lavoro che dir si voglia, è infatti quello di incentivare la ripresa dell’occupazione con la creazione di nuovi posti di lavoro e di sostenere coloro che il lavoro non lo hanno più.

Andiamo dunque a vedere nel dettaglio in cosa consistono tutte le novità che di qui a breve dovrebbero entrare in vigore e che sono state proposte oggi nel maxi emendamento che il governo ha presentato in Senato.

Per quanto riguarda l’abolizione di talune tipologie contrattuali, l’obbiettivo principe è quello di puntare soprattutto sul contratto a tutele crescenti, che dovrebbe andare a sostituire tutta la massa di contratti attualmente in uso. Il contratto a tempo indeterminato e a tutele crescenti, applicabile a tutte le nuove assunzioni, oltre a riaffermare la necessità di poter usufruire di un impiego a tempo indeterminato, legherà la tutela del posto di lavoro all’anzianità di servizio. Nei settori che non saranno regolati dal contratto nazionale di lavoro, sarà altresì prevista l’introduzione sperimentale del compenso orario minimo.

La riforma punta molto anche sui contratti di solidarietà, il cui campo di applicazione sarà esteso e la cui richiesta sarà semplificata: si tratta di accordi, stipulati tra l’azienda e le rappresentanze sindacali, aventi ad oggetto la diminuzione dell’orario di lavoro al fine di mantenere l’occupazione in caso di crisi aziendale e quindi evitare la riduzione del personale oppure di favorire nuove assunzioni attraverso una contestuale e programmata riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione. Il Jobs act introduce anche le ferie solidali: grazie ad esse, i lavoratori che disporranno di un plus di ferie, potranno cederle a colleghi che ne abbiano bisogno per fronteggiare situazioni di bisogno familiare (assistere un figlio malato, ad esempio).

Altro punto di forza della riforma, come già annunciato, è la revisione degli ammortizzatori sociali: la cassa integrazione guadagni non sarà autorizzata in caso di cessazione dell’attività aziendale mentre sarà concessa qualora si sia già provveduto ad attuare le possibilità contrattuali che prevedono la riduzione dell’orario di lavoro. Saranno rivisti anche i periodi di durata della cassa integrazione (attualmente quella ordinaria può durare al massimo due anni, quella straordinaria quattro). L’indennità di disoccupazione sarà invece strettamente collegata alla pregressa storia contributiva del lavoratore.

Il Jobs act prevede anche maggiore flessibilità in merito alle mansioni assegnate al lavoratore. La flessibilità potrà essere prevista in tutti quei casi in cui l’azienda è in fase di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione e potrà riguardare quindi anche l’inquadramento contrattuale. Infine, altro obbiettivo della riforma è quello di creare una gestione esclusivamente in via telematica di tutti quegli adempimenti amministrativi collegati al mondo del lavoro: dalla costituzione del rapporto lavorativo alla sua gestione ed eventuale cessazione.

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