All’una di notte, in Senato, è arrivata la fiducia al Jobs Act. Il margine per il primo via libera allla riforma del mercato del lavoro è significativo: 165 sì, 111 no e due astensioni, quelle dei senatori della minoranza Pd Casson e Ricchiuti. Walter Tocci del Pd ha votato la fiducia e poi ha annunciato le sue dimissioni da senatore.

Quello che farà più discutere saranno le proteste che hanno caratterizzato la giornata, con M5S e Lega che hanno occupato i banchi del governo dopo il no al rinvio dello scrutinio, in mattinata, e il lancio di oggetti al presidente del Senato Grasso (un libro e fogli del regolamento dell’aula) e ai ministri Poletti e Boschi (monetine), con la conseguente espulsione del senatore cinque stelle Petrocelli.

L’autore del lancio del libro al presidente Grasso, il leghista Gian Marco Centinaio della Lega Nord, si è così giustificato: “È stato un momento di nervosismo. Grasso ha fatto carta straccia del regolamento, gliel’ho lanciato, è vero, ma non volevo fargli male, ho buona mira e sapevo che non l’avrei colpito.”

Su cosa si fosse votato al Senato, non si sapeva se l’Art18 fosse incluso, è arrivata in mattinata una nota da Palazzo Chigi: “Il voto riguarda evidentemente l’articolo 18. La delega attribuisce al Governo il dovere di superare l’attuale sistema e il presidente del Consiglio ha indicato con chiarezza la direzione”.

Matteo Renzi a Milano dove si teneva il vertice Ue sull’occupazione ha fatto sentire la sua voce e ha accusato: “le reazioni delle opposizioni fanno parte più di sceneggiate che non della politica. Se si hanno idee diverse si spiegano. Se ogni volta che presentiamo delle riforme in Senato dobbiamo assistere a queste sceneggiate, non mi preoccupo. Mi preoccupa la disoccupazione, non l’opposizione”.

Renzi all’interno del suo partito ha visto anche il documento firmato da 27 senatori e 9 deputati in cui si criticava l’emendamento. Walter Tocci, ex vice sindaco di Roma con Rutelli, spiegando le sue dimissioni ha detto: “Una scelta di coscienza, senza alcun disegno politico per il futuro” però prima ha votato si, “i margini di maggioranza al Senato sono esigui e non ho intenzione di causare una crisi politica ma subito dopo prenderò atto dell’impossibilità di seguire le mie idee e mi dimetterò da senatore”.

Il premier ha ottenuto il via libera dei leader europei sulla riforma: “Una riforma importante che può avere grande impatto sulla competitività dell’economia italiana”, ha commentato Barroso e la cancelliera Merkel: “Passo importante”.