La discussione sul Jobs Act, l’altisonante nome inglese scelto per definire il piano di riforme del governo Renzi su lavoro, welfare, ammortizzatori sociali, pensioni e turnover sta occupando tutti i mass media. Alla fine però si sta dimostrando la solita battaglia di principio in cui ci si deve schierare senza aver capito bene i termini della questione.

Colpa anche di tv, stampa e rete, perché nessuno o quasi è andato a vedere quali obiettivi si pone il governo Renzi. Quelli che ha messo nero su bianco nella “Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2014“. I dati che vengono presentati sono abbastanza imbarazzanti, soprattutto se confrontati con gli annunci del nostro premier.

Nel 2015, l’occupazione dovrebbe aumentare di sole 20.000 unità – si pensi che in Italia ci sono oggi grossomodo tre milioni di disoccupati. E dopo i famosi 1000 giorni tanto sbandierati dal nostro premier – ovvero a fine 2018 – il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere all’11,2% – contro l’attuale 12,6%. In altre parole il governo si propone di avere 200-300.000 posti di lavoro in più – mentre durante la crisi sono andati in fumo 1,5 milioni di impieghi.

E’ solo uno dei tanti casi, in cui c’è uno iato profondo tra gli annunci del premier e la realtà. Basti pensare che il nostro premier ha annunciato 17 miliardi di tagli alla spesa, mentre in realtà saranno solo di 4…

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