Matteo Renzi “è una novità che va presa sul serio. Questo significa che va criticato e, se necessario, attaccato, per il merito dei provvedimenti che propone e non perché convoca o non convoca questo o quel sindacalista”.
È quanto sostiene in un‘intervista a Repubblica il leader della Fiom, Maurizio Landini, a proposito del Jobs Act presentato la scorsa settimana dal governo Renzi.

Per Maurizio Landini (foto by InfoPhoto) “va colta positivamente la velocità con cui si muove il premier e il fatto che quelle mosse siano orientate a un’idea generale di cambiamento: questa è una novità con la quale è utile che tutti facciamo i conti”.
Rimangono alcune contraddizioni e punti di profondo dissenso. E’ una contraddizione da superare al più presto – ha evidenziato – quella di escludere dall’alleggerimento dell’Irpef i pensionati e i precari. C’è profondo dissenso sul decreto sul mercato del lavoro perché allungando a tre anni i contratti a termine si aumenta l’incertezza del futuro” .

La Fiom – ha sottolineato il suo segretario generale – prende sul serio il premier e per questo accetta di discutere direttamente sul merito. Il rinnovamento che propone Renzi riguarda tutti, anche i sindacati. Ci impone una verifica continua della nostra rappresentanza non solo nei luoghi di lavoro ma nella società, interroga la nostra capacità di cambiare passo. Vorrei un sindacato che si confronta sul merito e non sui riti. Due mesi fa i vertici della Cgil sostenevano pubblicamente che lo sciopero è ormai uno strumento che ha perso mordente. Poi hanno minacciato lo sciopero contro Renzi perché non era stato organizzato un incontro tra governo e Cgil. Poi ancora, l’altro ieri, hanno festeggiato la riduzione dell’Irpef. Infine, ieri, hanno attaccato il governo perché le sue misure non intervengono sulla precarietà”: un comportamento, ha evidenziato Landini, “ondivago e subalterno”.

E per quanto riguarda infine le continue indiscrezioni circa una sua corsa alla segreteria della Cgil, sempre più aspramente criticata dallo stesso Landini, il numero uno dei metalmeccanici ha ribadito: “non mi interessa che cambi il segretario generale. Mi interessa che cambi la Cgil. Che diventi un sindacato più democratico e più in grado di rappresentare i lavoratori italiani”.