Apprendistato più semplice e contratti a termine con durata fino a 36 mesi senza inserire più il motivo dell’assunzione subito con decreto legge.
Con un disegno di legge delega, successivamente, un codice del lavoro più ‘leggero’ ed un assegno universale di disoccupazione, con la cancellazione della cassa integrazione in deroga e la riduzione dei contributi ordinari per tutti, tranne per chi utilizza più degli altri la Cig, che dovrà invece versarne di più.
Sono queste le principali novità introdotte nel mercato del lavoro dal Jobs Act presentato la scorsa settimana dal governo Renzi (foto by InfoPhoto), che pone al centro delle riforme anche la riduzione delle tipologie contrattuali e importanti modifiche al meccanismo della garanzia giovani.

Per i contratti a termine, per i quali i sindacati vedono nel Jobs Act una vera e propria deregulation, la durata del primo rapporto di lavoro viene elevata da 12 a 36 mesi e viene eliminato il requisito della ‘causalità necessaria’, vale a dire la motivazione dell’assunzione a tempo determinato.
L’utilizzo di questi contratti deve inoltre limitarsi al limite massimo del 20% della forza lavoro aziendale ed è introdotta anche la possibilità di prorogare più volte i rapporti, venendo fine così la pratica delle interruzioni: un meccanismo che, secondo il ministro del Welfare, Giuliano Poletti, nato per tutelare il lavoratore, si è trasformato in concreto in una vera “tortura” burocratica, finendo per favorire la sostituzione del lavoratore a termine con un altro piuttosto che la proroga del suo impiego e, spesso, il suo passaggio a tempo indeterminato.
Maggiore semplificazione, inoltre, per il contratto d’apprendistato, con la sparizione del vincolo di confermare gli apprendisti già in organico prima di poterne assumerne altri (nuovi): un provvedimento che, se da una parte fa gridare ad un incentivo al precariato, dovrebbe di fatto consentire il superamento dell’attuale paradosso di non poter inserire nuovi apprendisti in azienda durante il decorrere dei contratti già attivati con la stessa formula.
L’apprendista, ancora, per la parte riguardante le ore di formazione, avrà una retribuzione pari al 35% di quella relativa al livello contrattuale di inquadramento.

Con un successivo disegno di legge delega verranno affrontati poi gli ammortizzatori sociali e le tutele (e garanzie) dei lavoratori.
Tra circa sei mesi si toccherà infatti l’argomento sussidio di disoccupazione, che, “graduato in ragione del tempo in cui la persona ha lavorato”, ingloberà Aspi e mini Aspi, mentre la Cassa integrazione in deroga andrà ad esaurirsi.
Il ddl manterrà in vita la Cassa ordinaria e straordinaria, introducendo tuttavia una sorta di “meccanismo premiante”, secondo il quale si abbasserà il contributo di tutti, alzandolo tuttavia a chi ricorre di più a questo ammortizzatore sociale, cercando, allo stesso tempo, di riordinare le forme contrattuali, attualmente troppe (quaranta).
Uno snellimento, si legge nel documento del governo, che potrà essere favorito dall’introduzione “eventualmente in via sperimentale, di ulteriori tipologie contrattuali espressamente volte a favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, con tutele crescenti”.
Dal primo maggio, ancora, partirà il programma Garanzia giovani, che riguarderà circa 900mila persone con una copertura di 1,5 miliardi.