Si parla spesso di Jobs Act, ma quasi sempre il dibattito si concentra unicamente sulla riforma dell’articolo 18. Poco o nulla si dice invece su quello che cambierà per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali. La riforma dovrebbe prevedere il riordino delle misure di sostegno al reddito, come la graduale estinzione della cassa integrazione in deroga – che oggi è coperta dalla fiscalità generale. Secondo Giuseppe Bortolussi, il segretario della Cgia di Mestre, il “nuovo sistema dovrebbe essere sostenuto economicamente anche dalle piccole aziende che, pertanto, subirebbero un incremento del carico contributivo“.

E i problemi non finiscono qui, perché “è probabile che l’attuale contributo sui licenziamenti dei lavoratori con un contratto a tempo indeterminato venga addirittura triplicato“. Secondo Bortolussi “Per un dipendente lasciato a casa per ragioni economiche, l’azienda dovrebbe versare all’Inps, in relazione all’anzianità lavorativa, da un minimo di 1.500 euro circa ad un massimo di 4.500 euro lordi“. In un quadro simile “è chiaro che prima di assumere un giovane ci penserà due volte”.

Lo stesso scetticismo viene riservato all’eventuale anticipazione del Tfr in busta paga. Il problema principale è che non si capisce perché se l’operazione sarà a costo zero per le imprese, “il Governo non estende la possibilità di richiedere l’anticipazione della liquidazione anche ai lavoratori del pubblico impiego?”. Secondo il segretario della Cgia  In realtà, questa scelta “avrebbe degli effetti finanziari molto negativi sui bilanci delle Pmi”. Questo perché le Pmi sono da sempre caratterizzate da una certa sottocapitalizzazione, e se a questo si aggiunge la stretta creditizia – ovvero il credit crunch – non si capisce dove le imprese italiane potrebbero trovare i soldi necessari per effettuare l’operazione. 

Secondo la Cgia negli ultimi quattro anni le imprese che hanno meno di venti dipendenti hanno subito una riduzione dei prestiti pari a quasi 25,5 miliardi di euro – per una contrazione percentuale del 14,8%. Con questa carenza non si può chiedere alle imprese di riservare al Tfr delle risorse.


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