La notizia è recente: alcuni dei nuovi assunti – a marzo di quest’anno – con il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, introdotto dal Jobs Act sono stati licenziati. Questi casi riguardano la cartiera Pigna Envelopes di Tolmezzo in provincia di Udine. Tre operai sono stati licenziati a causa di un calo di lavoro dopo soli otto mesi. Per uno dei tre – come ha precisato  il segretario regionale della Fistel Cisl Massimo Albanesi -  l’azienda aveva anche usufruito degli sgravi contributivi previsti dall’ultima Legge di Stabilità.

Su quanto è avvenuto è intervenuto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, dicendo che “in questo Paese i licenziamenti legittimi, per ragioni economiche, erano ammissibili anche prima“. In questi anni di crisi “l’Italia ha perso un milione e 400.000 posti di lavoro e non avevamo il Jobs act. Oggi invece abbiamo un milione di posti di lavoro stabili in più. Io credo che i fatti dicano che le leggi che abbiamo varato e l’intervento sulla decontribuzione hanno aiutato a stabilizzare il mercato del lavoro e a renderlo più trasparente“.

Se non ci fosse stato il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, molti dei nuovi contratti “non sarebbero stati a tempo indeterminato, ma piuttosto co.co.pro., contratti a chiamata e altro ancora. E quindi tipologie di contratto che avrebbero comunque avuto, a fronte di una interruzione, molte meno tutele di quelle che hanno oggi. Da questo punto di vista siamo dentro a ciò che è normale che accada nella dinamica del mercato del lavoro, dove ci sono le assunzioni e ci sono i licenziamenti“.

Sul tema è intervenuto anche il segretario generale della Fiom Maurizio Landini: “Ora con il Jobs Act e con il contestuale aumento previsto dalla Legge di Stabilità del costo degli ammortizzatori sociali è reale il rischio di un aumento dei licenziamenti“. Secondo il sindacalista emiliano “ a questo punto per le imprese costa meno licenziare che ricorrere agli ammortizzatori sociali“.