Per molti italiani arrivare a fine mese con il proprio stipendio è diventato più difficile. Contrazione dei consumi e del risparmio sono la risposta più immediata. Spesso tuttavia neanche tirare la cinghia è sufficiente e bisogna rinunciare a veri e propri pezzi della propria vita. Ricordi, regali, premi. I cosiddetti ‘gioielli di famiglia’, il cui valore affettivo supera spesso quello offerto sul mercato.
Un articolo pubblicato ieri dal Financial Times conferma che gli italiani stanno vendendo i gioielli di famiglia. Secondo la classifica di Thomson Reuters Gfms nel 2011 l’Italia è stato il terzo maggiore fornitore di oro riciclato (dunque non estratto) con 116,5 tonnellate, dietro Stati Uniti e Cina. L’Italia ha immesso una quantità di oro sul mercato pari a quella dell’Indonesia (111 tonnellate di oro nel 2011). Con una differenza, l’Indonesia l’oro lo estrae, l’Italia no. Una conferma indiretta di quello che si può intuire spostandosi sui mezzi pubblici delle città o passeggiando per le strade. Sono aumentati i cartelli ‘compro oro’ e gli esercizi commerciali dedicati a questa attività.
Anche da questo dato si capisce come sia in atto un impoverimento generalizzato delle famiglie italiane e un trasferimento della loro ricchezza accumulata negli anni. Non si tratta solo di un effetto della crisi anche se di sicuro la crisi ha inasprito la situazione. La contrazione del benessere degli italiani inizia infatti già negli anni ’90 come ha certificato recentemente l’Istat. L’Istituto di statistica nazionale ha rilevato che i salari reali degli italiani sono rimasti fermi ai livelli del 1993. Inoltre se dal 2008 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 2,1% a valori correnti, il potere di acquisto ha subito una contrazione del 5 per cento circa.