L’economia italiana stenta a ripartire e in parte si deve il rallentamento alla perdita d’appeal del nostro paese. In pratica le aziende estere non guardano più al Belpaese come al luogo più conveniente in cui costruire il proprio business. 

Un paese, per attrarre capitali dall’estero deve avere almeno due caratteristiche: avere personale d’eccellenza, quindi lavoratori in grado di portare soldi e guadagni ad un’azienda e deve essere a buon mercato. Gente in gamba e pagata poco, questo è il succo.

Il costo per le aziende straniere però è anche nelle gabelle imposte dallo stato che forse sono le principali cause dell’allontanamento dei capitali esteri. Fatto sta che mentre l’Europa sta crescendo in termini di appetibilità per i capitali stranieri, il nostro paese arranca.

Basta pensare che mentre gli investimenti dall’estero in Europa nel 2011 sono aumentati del 2 per cento, portando i progetti attivi a quota 3906, l’Italia è passata da un gradimento del 3 ad un gradimento del 2 per cento.

I dati sono stati forniti dalla Ernst & Young, nella cornice dell’European Attractiveness Survey 2012. L’indagine si basa sulle interviste svolte all’indirizzo di 840 top managers a livello internazionale. A loro è stato chiesto d’indicare quali tra i paesi del Vecchio Continente giudicassero più attraenti per i loro investimenti.

Non stupisce che a guidare la top ten ci sia ancora una volta la Germania.