Il conti pubblici italiani non impongono una richiesta di aiuti, ma serve rimuovere i dubbi sulla governabilità del Paese e varare riforme per lo sviluppo. Lo dice l’Osservatorio sui conti pubblici dell’Associazione Italiana Analisti Finanziari, che nel suo secondo rapporto sull’andamento della finanza statale ha tirato le somme sul decreto “Salva Italia”.

Il rapporto degli analisti finanziari italiani ha evidenziato che sono cresciute ai massimi dal 2007 le entrate tributarie a luglio: +10,6% tendenziale e un +3,6% assoluto, cosa che evidenzia l’aumento della pressione fiscale seguita al decreto varato lo scorso dicembre. Specularmente, il fabbisogno di cassa dello Stato si è attestato a settembre a 45,5 miliardi di euro, 13,5 miliardi in meno rispetto ai primi nove mesi del 2011. Dato che, con il pagamento dell’Imu in arrivo a fine anno, dovrebbe confermarsi in miglioramento.

Tuttavia, alla luce del Documento di economia e finanza del governo, presentato ad aprile e aggiornato a settembre dal governo, si riducono le prospettive di crescita sia per il 2012 che per il 2013, per rimandare il recupero dell’attività produttiva al 2014 (+1,1%) e 2015 (+1,3%). Peggiorano quindi anche le stime sul deficit 2012. Nonostante a luglio il parametro risulti in miglioramento (7 miliardi in meno rispetto allo stesso periodo del 2011, a 30,9 miliardi di euro), quest’anno il deficit è previsto al 2,6% (contro la stima precedente all’1,7%) mentre nel 2013 è previsto all’1,6% contro il precedente 0,5%. Tali stime però non tengono conto dell’esito delle dismissioni di patrimonio pubblico e della spending review. Inoltre, al netto dei pagamenti una tantum, tra cui il contributo italiano al fondo di stabilità europeo ESM, il debito pubblico 2013 è previsto al 123,3% del Pil, stabile rispetto a quest’anno.

Chiave della ripresa, secondo l’AIAF, è il recupero della fiducia sui mercati. Per quanto riguarda l’import-export fisico, ad un calo della domanda interna italiana è corrisposta una tenuta dell’export che ha un impatto positivo sullo sviluppo. La percezione di stabilità politica nel Paese, inoltre, sarà cruciale per la normalizzazione dei mercati e per un recupero della fiducia di consumatori e imprese, che porterebbe ad un miglioramento della domanda interna portando a risultati migliori rispetto a quanto stimato dal governo.
Per quanto riguarda il mercato del debito, i titoli italiani all’estero detenuti all’estero sono calati al 36% dal 42% del dicembre 2011, ma siamo in attesa di verificare gli effetti del piano di acquisto bond da parte della Banca Centrale Europea.