Nessuna sorpresa dalla lettura finale circa l’andamento del Pil italiano nel quarto trimestre 2011. I dati diffusi oggi dall’Istat confermano  che nell’ultimo trimestre del 2011 ha confermato la flessione dello 0,7% su base trimestrale con un calo dello 0,4% a livello tendenziale (meno marcato rispetto al -0,5% comunicato lo scorso 15 febbraio). Il quarto trimestre del 2011 ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e due giornate lavorative in meno rispetto al quarto trimestre del 2010. Si tratta del secondo trimestre consecutivo con crescita negativa che sancisce quindi la recessione tecnica.

Rivista al rialzo la crescita del 2010

Rivisti i dati relativi all’intero 2011 con una crescita dell’economia pari allo 0,5% a fronte del +1,8%% registrato nel 2010, dati migliori rispettivamente al +0,4 e +1,4% comunicati a metà febbraio. In particolare l’Istat ha rivisto al rialzo i dati relativi a tutti i trimestri del 2010 (+1,1% congiunturale nel primo trimestre, +0,5 nel secondo, +0,4 nel terzo e +0,2 nel quarto).

L’economia italiana è attesa in difficoltà anche quest’anno con il consensus Bloomberg che vede una contrazione del Pil dell’1,4%. Più pessimistiche le previsioni del Fmi che vede l’economia italiana contrarsi del 2,2% quest’anno e dello 0,6% il prossimo. Bankitalia invece vede un calo del pil dell’1,5%.

L’import scende del 2,5% nel IV trim. 2011, deboli anche i consumi

Nel quarto trimestre del 2011 tutte le componenti della domanda interna sono risultate in diminuzione su base congiunturale. Le importazioni si sono ridotte del 2,5% e le esportazioni sono rimaste stazionarie. La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto un punto percentuale alla crescita del Pil (-0,4% i consumi delle famiglie, -0,1% la spesa della Pubblica Amministrazione  e -0,5% gli investimenti fissi lordi). Anche la variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla crescita del Pil (-0,4 punti percentuali), mentre il contributo della domanda estera netta è stato positivo per 0,7 punti percentuali. Dal lato dell’offerta, si rilevano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto dell’industria (-1,7%) e dei servizi (-0,1%), mentre il valore aggiunto dell’agricoltura è aumentato dello 0,5%.