Il 16% delle lavoratrici italiane è autonoma o imprenditrice, secondo migliore risultato tra i paesi presi in considerazione. Lo rileva l’Ocse, in un rapporto sull’imprenditoria basato su dati del 2009 di quaranta Stati. Questo dato è nettamente superiore alla media europea (10%) e ai numeri di paesi come Inghilterra, Francia e Germania, dove le imprenditrici sul totale delle occupate sono tra il 6 e 8%. Più precisamente, il 3,62% delle donne italiane che lavorano sono imprenditrici ed il 12,62% è freelance.

Il paese delle piccole imprenditrici

Le imprese che hanno come proprietarie delle donne si caratterizzano per essere di dimensioni contenute. Le aziende con proprietario singolo e almeno un dipendente guidate da donne, rivela ancora lo studio dell’OCSE, nel nostro Paese sono il 26,8% del totale. Inoltre, oltre il 90% delle imprese ha meno di 5 dipendenti.

L’alto numero delle imprenditrici può essere fatto dipendere anche dalle difficoltà del mercato del lavoro italiano, caratterizzato dall’elevato livello delle partite IVA, che aumenta il numero dei lavoratori autonomi per spirito d’iniziativa ma anche per mancanza di alternative.

L’OCSE ha rivelato che nei paesi presi in considerazione dello studio il tasso di sopravvivenza delle imprese non dipende dal sesso dell’imprenditore quanto dal settore di attività e dalla dimensione. Le imprese piccole, che fanno la parte del leone tra le donne, hanno tassi di sopravvivenza più piccoli nei primi tre anni, ma tendono a creare lavoro in maniera maggiore dei successivi.