Stiamo tirando ferocemente la cinghia da due anni; molto per colpa nostra, ma non vanno dimenticati gli attacchi da parte dei nuovi sacerdoti del mondo moderno, le agenzie di rating. Ricordate il 2011? Pesante e ripetuto declassamento del debito pubblico italiano, conseguente vendita in massa dei titoli italiani da parte dei colossi finanziari internazionali, spread contro il Bund alle stelle, aumento dei tassi d’interesse sui nostri titoli di Stato, caduta del Governo, aumenti di tasse a non finire, chiusura di aziende in massa, impennata della disoccupazione. Ancora oggi stentiamo ad uscire da questa palude.

E se il rating fosse stato impropriamente sottovalutato? Avremmo subìto tutti questi attacchi ingiustamente? Deve essere questo il filo logico alla base della Corte dei conti italiana, che ha presentato alla magistratura ordinaria un esposto in cui chiede una cifra mostruosa come risarcimento alle agenzie di rating: ben 234 miliardi di euro.

Lo riporta il Financial Times. E’ l’agenzia Standard & Poor’s il bersaglio più grosso, che aveva declassato il debito italiano al livello “BBB”, poco sopra la spazzatura (foto by InfoPhoto). Ma anche Moody’s e Fitch sono citate.

L’attacco è quindi contro tutte le tre sorelle. Secondo la Corte dei conti le agenzie, nel procedere alla valutazione della ricchezza italiana, non avrebbero tenuto nella giusta considerazione il valore dei nostri maggiori capolavori artistici. Un patrimonio fonte di enormi entrate a livello turistico e non solo. Si fa l’esempio della Cappella Sistina di Michelangelo oppure la Divina commedia; persino i film di Fellini.

S&P e Moody’s hanno definito priva di merito l’agomentazione dei giudici contabili italiani. Fitch ha fatto sapere che collaborerà, ma che ha sempre operato correttamente.

Ricordiamo che c’è anche un procedimento penale in corso contro le agenzie. La Procura di Trani un anno fa ha avviato un’inchiesta, chiedendo il rinvio a giudizio di nove dirigenti e funzionari di S&P e Fitch per manipolazione del mercato continuata e pluriaggravata.